Pelé, al secolo Edson Arantes do Nascimento, non era in buone condizioni fisiche. La degenza all’ospedale Albert Einstein di San Paolo è stata lunga. Il Re, questa partita, purtroppo non l’ha vinta.

Pelé, la nascita di una leggenda
Quella del Re del Calcio, di Pelé, potrebbe essere la favola che tutti gli appassionati di sport vorrebbero leggere, quella che parla di un ragazzino diventato leggenda grazie al suo impegno e al suo amore per il pallone.
Nato da una famiglia umile e figlio d’arte – anche suo padre giocava a calcio, ma ha rinunciato al pallone dopo un infortunio – il piccolo Edson giocava a calcio ma con oggetti di fortuna: stracci appallottolati, un mango, calzini.
Il soprannome con cui tutti lo conoscono, Pelé, era una presa in giro non lusinghiera, la storpiatura del nome del portiere Bilé. Come una Cenerentola del pallone, proprio quelle quattro lettere di scherno avrebbero fatto presto il giro del mondo, nonostante il campione preferisse di gran lunga il proprio nome di battesimo, Edson o Edison, in onore dell’inventore della lampadina.
E proprio come Thomas Edison, Pelé li aveva eccome, i lampi di genio, ma sul campo da gioco. Questi lampi di genio, la tecnica eccelsa e il talento lo portarono a essere preso nella squadra nazionale brasiliana a poco meno di diciassette anni.
Pelé, l’uomo dei record
Il Re ha fatto la storia del calcio, con le sue 1281 reti. Il Brasile, con lui, ha vinto la Coppa del Mondo per ben tre volte.
Le leggende, però, non si dimenticano. Dentro e fuori gli stadi. E Pelé ha trovato altri modi per restare vicino alle persone che sempre hanno tifato per lui. Ha curato, per esempio, l’intera colonna sonora del documentario a lui dedicato, Pelé, del 1977; ha recitato al fianco di Sylvester Stallone in Fuga per la vittoria. È stato anche il primo calciatore protagonista di un videogioco, Pelé’s Soccer.

Patrimonio storico-sportivo dell’umanità
Il calcio ha dato tanto a questo campione, ma ciò che gli è valsa l’onorificenza di Patrimonio storico-sportivo per l’umanità deriva da quanto ha fatto anche oltre le reti segnate.
Un impegno che, al di là del calcio, si dirama nella politica sportiva con una carriera attiva in Brasile, dove il Re ha ricoperto la carica di Ministro Straordinario per lo Sport. Pelé è stato anche particolarmente attivo nella lotta alle discriminazioni di razza e sesso, e nella lotta contro l’uso di droghe.
Descrivere il vuoto sportivo e umano che lascia è difficile, ma è possibile sperare adesso, per lui, in un’altra lunghissima e stupenda partita, accanto a talenti del suo stesso calibro.
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