Nel suo libro autoprodotto, Il mondo al contrario, il generale Vannacci dice la sua un po’ su tutto: uomini, donne, uomini e donne omosessuali, parità dei sessi, cambiamento climatico. Ed è un disastro.
Il generale Vannacci, adesso sulla bocca di tutto lo Stato a causa del suo libro, si è espresso duramente su molti dei temi caldi che riguardano l’Italia, specialmente nell’ultimo anno. In un Paese libero il diritto di parola e di pensiero è fondamentale, un vero pilastro della democrazia; tuttavia, a quanto pare, spesso si confonde la libertà di poter dire ciò che si pensa con una certa spocchia da tuttologo che, tra natura e società, trova il suo posto per gettare un po’ di veleno.

Cosa dice Il libro del generale Vannacci?
Il mondo al contrario non è un romanzo, non racconta una storia né permette di affezionarsi a un personaggio in particolare se non alla voce narrante del generale Vannacci e alla sua veemenza. Non c’è una trama, c’è solo l’urgenza di dire ciò che si pensa senza un filtro, approfondendo (secondo le parole di Vannacci) ciò che è stato già detto da altri.
Vannacci si esprime con parole dure in quello che alcuni definiscono un libro shock, uno zibaldone di pensieri che attraversa le tematiche più dibattute attualmente in Italia.
Ne Il mondo al contrario vengono messi alla gogna i vegani, gli animalisti, chi sostiene che il cambiamento climatico è un fatto e non una teoria. Vannacci parla di multiculturalismo ma sembra quasi che si prepari ad affrontare un’invasione. La parola ‘etnia’ risuona forte in questo contesto, perché in una società multiculturale serve un’etnia dominante che stabilisca la norma comune, stando al generale. Il problema di una società multiculturale, però, non è l’etnia dominante quanto stabilire il confine netto (e poco avvertito, qui in Italia, a volte) tra Stato, religione e legge.
Alcune frasi non sono di per sé cattive ma solo scritte in maniera molto infelice, come per esempio quella relativa a Paola Egonu, italiana di cittadinanza ma con dei tratti somatici che non sono rappresentativi di quella che è stata la storia d’Italia. In pratica, la pelle scura. Biologicamente, occorre ripetere che non è una frase scorretta. Al contempo, però, questo genere di pensiero lascia l’amaro in bocca, come se Paola Egonu non tracciasse con il suo talento una nuova parte della storia sportiva d’Italia. Come se l’italianità fosse un concetto storico, proiettato nel passato e non nel presente o futuro.
"Non ho sentito il ministro Crosetto, ho letto le sue dichiarazioni sui giornali. E non ho ricevuto alcuna notifica di provvedimenti. Io sono stato avvicendato, non sono stato rimosso dal mio incarico". Lo ha detto il generale Vannacci su Canale 5. #ANSAhttps://t.co/lcUKj8lduS
— Agenzia ANSA (@Agenzia_Ansa) August 21, 2023
Sugli omosessuali, Vannacci è stato particolarmente inamovibile. Ci tiene a sottolineare che l’argomento in ballo è la riproduzione, e non è questa la sede per dibattere sull’ideologia gender, le tecniche di procreazione assistita o i tanti modi utilizzati sia dalle coppia eterosessuali che omosessuali per avere bambini.
Ciò che è disturbante, di questo libro, è sempre e solo il tono, così assoluto, e le parole di chi espone un dictat: cari omosessuali, fatevene una ragione, dice.
La pretesa normalità che Vannacci contesta è una direzione presa da quasi tutto il mondo, non solo in Italia. Relegare l’omosessualità all’ambito della camera da letto significa negare che il proprio orientamento sessuale sia, di fatto, qualcosa capace di regolare la vita e modificare i rapporti tra persone. Pertanto, va indagata anche in ambito sociale e civile. Non come una minoranza ma come parte di una società in cui vive lo stesso Vannacci.
Perché il generale Vannacci si è sentito libero di scrivere Il mondo al contrario?
Il libro di Vannacci può essere disturbante sotto molti punti di vista. Di certo, spaventa per la fermezza di pensiero dimostrata dal generale, avvicendato ma non destituito, come ha specificato. Non a caso, l’Esercito ha preso subito le distanze e sì, anche il Governo, nella misura del Ministro Crosetto.
Vannacci si difende: non c’è odio nel dire che il 10% della popolazione rappresenta una minoranza, eppure non è questa freddezza statistica che trapela dalle pagine del suo libro quanto un credo fermo, d’acciaio. E questa direzione, questo rivendicato diritto all’odio, non è qualcosa che può passare inosservato, nonostante il governo attuale sia portato, ideologicamente, a condividere qualcosa del libro del generale. E a volte non solo ideologicamente, come dimostrano i tweet di Pillon dove mette a confronto il libro di Vannacci e quello di Michela Murgia.
Vedere il libro del generale #Vannacci al primo posto, e quello della #Murgia in terza posizione mi conforta. Evidentemente c'è ancora speranza.
— Simone Pillon (@SimoPillon) August 20, 2023
C'è una maggioranza silenziosa di persone che ancora credono nella #normalità e che meritano di continuare ad essere rappresentate. pic.twitter.com/kQ8mJStJVB
E forse questa vicinanza ha dato erroneamente un sentore di tutela, forse Vannacci si è sentito spalleggiato abbastanza da poter evitare di ingentilire i toni, di dare dignitosamente onore alla libertà di parola. Il problema è uno, e uno soltanto: c’era da aspettarselo.
Che il caso de Il mondo al contrario sia solo il primo? Quanti altri si sentiranno in diritto di difendersi dietro il dito della biologia per giustificare delle idee che di biologico hanno ben poco?