Una recensione Il prodigio (The Wonder), non può non partire da una bella citazione: “Non siamo niente senza storie”, recita infatti la voce narrante nei primi istanti del film, precisando poi che i personaggi che si sta per incontrare credono nelle loro storie con assoluta devozione. La pellicola, diretta da Sebastián Lelio, ha debuttato il 2 settembre al Telluride Film Festival ed è disponibile su Netflix dal 16 novembre. Il prodigio è tratto dal romanzo omonimo di Emma Donoghue, pubblicato in Italia da Neri Pozza nel 2017.
Il prodigio, la recensione del film e la sospensione del dubbio
In apertura, la voce fuori campo invita a sospendere il dubbio, ovvero a credere nella storia che si sta per vedere. Una scelta curiosa, quella di specificare un elemento senza il quale nessun film o libro di narrativa potrebbe esistere. Una volta spostata la camera dal set cinematografico alla scena, si entra in un mondo antico, fatto di lentezza e ricchezza di pensiero.
La trama
Siamo nell’Irlanda di fine Ottocento. Qui, Florence Pugh interpreta un’infermiera londinese, Lib Wright, a cui viene chiesto di sorvegliare una bambina che si ritiene miracolata. La bambina è Anna, e non tocca cibo da quattro mesi. Si nutre di “manna dal cielo”, e sembra stare benissimo. Meta di peregrinaggi da parte di visitatori e curiosi, Anna dispensa riflessioni in tema di saggezza e di fede, finendo agli onori della cronaca internazionale. Insieme a Lib Wright, una suora le dà il cambio, in modo tale che la bambina non resti mai da sola. Lo scopo è scoprire se davvero è digiuna o se celi qualche segreto che le permette di restare in vita.
Dentro o fuori
Per una recensione accurata de Il prodigio, bisogna iniziare a capire qual è il tema profondo alla base della vicenda. A una narrazione semplice, lineare e molto lenta, che segue i ritmi degli abitanti della campagna irlandese, si accosta una riflessione molto intensa. Il concetto di dentro/fuori, riassunto da un gioco basato sull’illusione ottica che vede alternarsi due immagini diverse di uno stesso uccellino, libero e in gabbia, è alla base di una dicotomia universale. Vivere dentro un sistema sociale, o fuori, come nel caso della giovane infermiera Lib Wright. Trovarsi circondati dall’amore di una famiglia ideale, quindi “dentro”, o vittime di una recita salvifica autoimposta, ossia “fuori”, come avviene alla piccola Anna O’Donnell.
La sospensione del dubbio… e la fede cieca
Il prodigio è un film che ci porta in un ambiente ovattato, silenzioso, dove tutto appare già segnato. La fede a cui tutti gli O’Donnell si aggrappano disperatamente è la “storia principale” a cui credere in modo cieco, sospendendo dubbi e riserve mentali. In questo contesto, Lib Wright è la personificazione del dubbio stesso. Si pone come emblema della critica e della contestazione sociale. A partire dall’abbandono del ruolo di donna/madre, consono alla figura femminile nell’Irlanda ottocentesca, come in alcuni punti dell’Italia dei nostri giorni.
Qual è il vero prodigio?
Il vero prodigio è sopravvivere quattro mesi senza toccare cibo, o sopravvivere nei meandri delle difficoltà tipici della vita di tutti i giorni? È una interessante domanda che viene spontaneo porsi, una volta che le immagini del film giungono al termine. Cosa dobbiamo dimostrare per poter restare “dentro”? Cosa non dobbiamo mettere in discussione, mai? Sebastián Lelio invita a riflettere sulle contraddizioni dell’epoca contemporanea, utilizzando un parallelismo che fa sentire molto simili a Lib Wright e fa entrare in empatia con la piccola Anna O’Donnell.
La società dell’immagine e Anna O’Donnell
Tutti ne parlano, tutti la vogliono conoscere, vogliono sentire dalla sua bocca parole di conforto e indicazioni per percorrere al meglio la strada che porta al paradiso. Eppure, Anna O’Donnell ha solo undici anni. Questo spiega il costante bisogno dell’uomo medio di avere dei punti di riferimento, preferibilmente di sesso femminile, qualunque esse siano. Un tempo le piccole miracolate, come le pastorelle di Fatima, scelte da un dio sulla base della loro innocenza. Ieri le stelle del firmamento cinematografico come Marilyn Monroe. Oggi, le influencer che orientano milioni di consumatori nelle scelte non solo di prodotti, ma anche di stili di vita, pensiero, letture.
