Un dramma storico che ci riporta nel 1600, ai tempi della temutissima Inquisizione spagnola, dove alle donne erano associate le brujas
Il sabba è ambientato nell’anno di grazia 1609, nei Paesi Baschi. Un mondo fiabesco, immerso in una natura vergine e selvaggia, è lo scenario di una storia di superstizione, paura e fanatismo religioso.
Il film inizia mostrando l’arrivo, in un paesino costiero, dell’inquisitore Rostegui: costui è stato scelto da Re Filippo III personalmente, allo scopo di perquisire in lungo e largo la Spagna alla ricerca di qualsiasi donna abbia un collegamento con la stregoneria e i riti di divinazione demoniaca.

Essere donne, essere brujas
Cinque ragazze, tessitrici – Ana, Olaia, María, Maider e la giovanissima Katalin – vengono arrestate senza aver idea del motivo. Una volta in cella, riescono a capire che sono accusate di essere streghe, veneratrici di Lucifero e organizzatrici di sabba notturni nel bosco. Dopo un primo e debole tentativo di difesa, le giovani capiscono che la loro sentenza è già scritta, e che poco e niente possono fare per sfuggire al loro destino.
Le cinque ragazze decidono quindi di organizzare un piano allo scopo di prolungare il più possibile la prigionia, in attesa che gli uomini del paese, marinai, rientrino a casa e le liberino. Tutto è affidato alla luna piena e alle maree, condizioni che permettono un rientro sicuro nel porto. L’idea è quella di raccontare ciò che gli inquisitori vogliono sentirsi dire, ovvero come avviene il sabba e in cosa consiste, con dovizia di dettagli.
Il valore della seduzione e strategie tipiche femminili
Il film, dagli iniziali toni cupi passa a una rivisitazione in chiave quasi contemporanea della vicenda. Una delle donne, Ana, riesce a mettere in piedi un racconto tanto fantasioso e astruso quanto maggiormente credibile per i suoi accusatori.
Sfoderando le tecniche di seduzione e sfruttando l’ascendente che capisce di avere su Rostegui, riesce a rapirlo totalmente e ad ammaliarlo, arrivando a descrivere Lucifero con le sue stesse fattezze.
“Niente al mondo è più nefasto di una femmina che balla”, annuncia nel suo discorso a porte chiuse, davanti agli altri prelati, l’inquisitore. L’occhio del regista è chiaramente diretto a mostrare le similitudini con il mondo attuale, dove ancora, in determinati contesti o luoghi, le donne non considerate “allineate” e capaci di sottomissione volontaria sono spesso tacciate di oscuri poteri e isterie.
Una litania cantata in lingua basca costituisce il leitmotiv di tutta la pellicola: “Non desideriamo altro calore che il fuoco dei tuoi baci”. Una semplice canzoncina che viene trasformata in un inno a Lucifero, e che “strega” l’inquisitore, il quale, logorato dalla curiosità, decide di vedere con i suoi occhi come avviene un sabba.
La storia avanza a rilento per buona parte, spaziando da momenti tragici a picchi d’ironia che da soli avrebbero potuto reggere una rilettura molto più originale del tema. La fine è un crescendo di tensione e di fascino, le ragazze svelano il loro potenziale “lato demoniaco” mettendo in scena un rito che ha poco di satanico ma tanto di erotico e animale.
La forza delle donne, il valore della solidarietà femminile, la loro natura sensuale e magnetica: sono tutti punti che il regista argentino Pablo Agüero ha voluto affrontare, in maniera velata ma non troppo.
