Grande ritorno agli Oscar per Paolo Sorrentino con “È stata la mano di Dio”: candidato nella cinquina della categoria miglior film internazionale.
L’ ultima volta che una pellicola italiana si è aggiudicata la nomination è stato nel 2014. Con un’ altra esemplare opera di Sorrentino: “La grande bellezza”, che ha conquistato anche la statuetta.
Ma il nuovo capolavoro del grande registra napoletano ci appare ancora più emozionante e coinvolgente. Perché “E’ stata la mano di Dio” ci ha commosso così tanto?

“È stata la mano di Dio” ha già riscosso grandi successi a livello internazionale
La pellicola è stata presentata in concorso alla 78 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Leone d’Argento, Gran Premio della Giuria, il Premio Marcello Mastroianni per il suo giovane protagonista Filippo Scotti e due premi Pasinetti del SNGCI, per il miglior film a Paolo Sorrentino e la migliore attrice a Teresa Saponangelo. È candidato inoltre ai Golden Globe e agli European Film Award. E ora approda agli Oscar.
Qual è la trama del film?
Protagonista di È Stata la Mano di Dio è Fabietto Schisa (l’esordiente Filippo Scotti), un adolescente degli anni ’80 che adora il padre Saverio (Toni Servillo) e la madre Maria (Teresa Saponangelo). Ed è molto unito anche al fratello Marchino (Marlon Joubert) con cui condivide la passione per il Napoli Calcio e per Maradona.
La vita sembra scorrere sempre uguale, con tute le fragilità, le curiosità e il desiderio di esplorare il mondo, tipici di ogni adolescenza. Con una grande passione per il cinema e per la bellissima ed emblematica zia Patrizia, attraversata da un “male oscuro” della mente.
Ma l’improvvisa morte dei genitori costringe il ragazzo a fare i conti con la solitudine di chi ancora non ha un suo posto nel mondo. E ha smarrito i suoi punti di riferimento. Fabio dovrà imparare ad accettare i vuoti, i rischi e l’ apparente mancanza di senso di quella tragica e improvvisa libertà.
Perché il titolo: È Stata la Mano di Dio?
Tra le tematiche trattate da Sorrentino nel film “È stata la mano di Dio“: la passione per il Napoli. Di cui ripercorre gli anni gloriosi, rendendo omaggio al grande e indimenticabile Diego Armando Maradona. Il cui soprannome “la mano de Dios” ben si presta a introdurre la vicenda autobiografica del regista. Con ironica amarezza.
Un titolo che comprendiamo solo nel punto più tragico della vicenda. Ambientata nella Napoli degli anni ’80, che Sorrentino dipinge con la superba maestria che gli appartiene.
Quali temi affronta Sorrentino e perché ci commuove tanto?
Il regista ripercorre gli anni della sua adolescenza e ci svela la drammatica vicenda che l’ha segnata: la perdita dei suoi amati genitori.
E lo fa con la sua solita capacità di ricreare un mondo, di farci scivolare dentro alla storia (la sua) e alla vita del protagonista nei suoi singoli istanti. Con i suoi silenzi e i suoi rumori. Con i suoi vuoti (che si traducono in vuoti un po’ lunghi di azione). E con dovizia di particolari, a tratti anche un po’ eccessiva. Tanto da appesantire e dilatare (forse esageratamente) i tempi della vicenda. Tempi spesso interiori.
Ed è proprio nell’inquietudine interiore del protagonista e degli altri personnaggi, in cui Sorrentino ci attira, che riusciamo a provare grandi emozioni. A empatizzare soffrire, tifsre, arrabbiarci e smarrirci insieme a loro.
Tra autobiografia e finzione
In “È stata la mano di dio” Sorrentino ci racconta non solo la sua personale tragedia della sua giovinezza. Ma anche il suo amore per Napoli, per Maradona, per il calcio e per il cinema. Ci parla degli esordi della sua carriera da cineasta, dall’incontro con Capuana. Muovendosi a cavallo tra realtà e finzione. Tra ricordi e immaginazione.
A commuoverci non è solo la sua narrazione autobiografica. Ma anche la capacità di rappresentare le miserie e le grandezze della condizione umana. A commuoverci è anche l’amore impossibile e tragico tra il protagonista e l’improbabile, enigmatica e ammaliante Beatrice. Interpretata da una quanto mai spettacolare Luisa Ranieri.
Ci commuovono gli scenari di Napoli, l’incantevole bellezza dei suoi scorci. E la speranza che si può accendere calciando un pallone…
