Vivere più di una vita è possibile? La predestinazione esiste? Sono questi due grandi temi affrontati da Manlio Castagna nel suo ultimo libro edito Mondadori, La reincarnazione delle sorelle Klun.
La storia è complessa, i personaggi tanti, le linee temporali si sovrappongono e si intrecciano. È un libro su cui c’è tanto da scrivere e, quand’è così, è segno di un lavoro ben fatto.

La reincarnazione delle sorelle Klun, la trama
Italia, anni Sessanta. In un paesino del nord Italia, una famiglia felice trasloca in città. Dora e Augusto hanno due figlie, Gorizia e Fiorenza, la prima sembra avere qualità speciali, taumaturgiche. Ciò però non salva né la bambina né la sorella più piccola dall’automobile fatale che le toglie a questo mondo.
A volte, però, per riaccendere la speranza basta una notte, qualche momento in cui due genitori sono di nuovo vicini e condividono l’amore al posto del dolore. E così Dora e Augusto si ritrovano di nuovo mamma e papà: sono due gemelle, Gloria e Felicita.
2017. Il corpo di Kevin Odescalchi viene ritrovato senza vita. Per tutti si tratta di un attacco cardiaco, eppure il commissario Verne non ne è convinto. Kevin ha un’ex moglie che è una gioia per gli occhi, Rina. Ciò che colpisce, di lei, non è soltanto la bellezza ma un amore per la saggistica e, in particolare, uno scrittore: Attila Mesmeri Tribolati, a capo del Sodalizio.
In un tempo di congiunzione tra due storie, poi, vi è Irin. Lui è orfano, cresciuto in un monastero da padre Garino. Reca con sé un potere eccezionale: con il solo tocco delle dita, Irin può causare la morte.

Un gioco di contrari
Ne La reincarnazione delle sorelle Klun, i personaggi si fanno portatori di grandi temi su cui è necessario riflettere. Perché, si sa, i libri più belli sono quelli che danno pensieri, e questo romanzo è una miniera.

Il commissario Verne, prima di tutto. C’è troppa abitudine al poliziotto tormentato ma geniale, ed è per questo che nel panorama editoriale attuale Verne incarna una normalità che fa paura. Lui non ha intuizioni geniali, è un uomo di mezza età con l’istinto sopito dal proprio sabotatore interiore. Non è particolarmente di successo, ma neanche un fallito; vive le insoddisfazioni come tutti e, come tutti, condivide frustrazioni comuni.
Verne mette in discussione il mito del trionfo a tutti i costi, lasciando spazio a una quotidianità piuttosto comune che diventa, nel mondo della letteratura, straordinaria.
Irin, che al contrario del commissario non è affatto una persona comune, impara da padre Garino come dominare le ombre così da fondersi in esse. Apprende l’arte dell’invisibilità. E questo, se messo nel contesto contemporaneo in cui ognuno deve splendere, deve emergere, deve farsi vedere, è di per sé straordinario. Dimostra quanto, nel mondo dei primi, sia importante sapere essere ultimi.
Il Sodalizio. Si parla qui di una setta che si addossa l’onore – e la responsabilità – di salvare il mondo da se stesso. Il Sodalizio porta in sé la luce, eppure si serve dell’ombra di Irin. Porta in sé l’amore, eppure divide una famiglia, strattonandola fino a strapparla. È indicatore di quanto possa essere un pericolo ciò che è luminoso, perché troppo sole rende ciechi.
Il senso di predestinazione ne La reincarnazione delle sorelle Klun.
Essere speciali è un po’ il sogno di tutti. Non bisogna per forza aspirare a una vincita alla lotteria o a un potere in particolare, è un desiderio che ricorre nella vita di ognuno almeno una volta nella vita, anche in piccolo. Ebbene, per Rina quel sogno si avvera. Lei speciale lo è sul serio, e quel senso di esclusività lo dà il fatto che viene scelta da Attila Mesmeri Tribolati come compagna, moglie sacra, principio di salvezza. La salvezza è quanto accomuna le anime perse, la promessa del Sodalizio, e Rina è la porta che conduce in pascoli verdi.

Questo essere speciali, destinati a qualcosa, principio di una grande rivoluzione mondial-spirituale, è anche ciò che si annida ben bene nelle consapevolezza di Gloria, presunta anima reincarnata di Gorizia. Venerabile, magica, misteriosa, la sua è una figura nascosta nelle pieghe della storia, ma si mostra poi come perno attorno cui si svolge l’intero romanzo.
È l’elemento sovrannaturale che rende il libro ancora più speziato e pungente, quella predestinazione che allora, forse, esiste davvero.
Si muore per tornare a nascere
Reincarnazione è una parola dal sapore circolare. Dà l’idea di ruota, di lancette che ritornano sempre sugli stessi numeri, anche se i momenti che fermano sono diversi. E tu? Quanto senti, della tua vita, di già vissuto? Quanto avverti come preso in prestito da altri occhi?