La biblioteca degli incubi. La luce della notte è il secondo libro consigliato per la maratona Halloween di Other Souls. Ci avviciniamo sempre più al 31 ottobre, la notte in cui c’è rischio di confondere la realtà con il più terrificante dei sogni. È bene evitare, allora, di rischiare brutte sorprese. È bene che tu legga questo libro.
La biblioteca degli incubi
La biblioteca degli incubi. La luce della notte, dall’originale Morpheus Road. The Light, è il primo libro della trilogia di D.J. MacHale intitolata Morpheus Road, in cui si raccontano le vicende di Marshall Seaver e dei suoi terrificanti incubi.
Gli incubi prendono vita
Il romanzo si presenta ben strutturato con una narrazione lineare e scorrevole. Sebbene sia rivolto a un pubblico di giovani adulti, dove l’orrorifico non è mai davvero spinto, La biblioteca degli incubi riesce comunque a infondere un senso di inquietudine anche nel lettore più adulto. Il punto di forza della storia è sicuramente la capacità di MacHale di conferire alla narrazione di thriller anche un alone di horror, senza mai lasciare nulla al caso. Inoltre, questo libro è anche un piccolo gioiello per quanto riguarda il lavoro di traduzione dalla lingua originale.
La storia del protagonista, Marshall Seaver, è un continuo sfuggire alle manifestazioni corporee dei suoi incubi mentre è alla ricerca della verità sulla scomparsa del suo migliore amico. Il finale, un po’ dolceamaro e non proprio inatteso, con un colpo di scena spiegherà e tenterà di chiarificare i tanti interrogativi che è giusto porsi in un romanzo come La biblioteca degli incubi.
Il progetto è stato concepito come trilogia, ma la traduzione degli ultimi due volumi, in Italia, non c’è. Questa potrebbe essere l’unica grande pecca, non fosse però che la lettura, anche in inglese, risulta di facile comprensione anche per chi è meno pratico della lingua.
La biblioteca degli incubi è solo un romanzo?
La biblioteca degli incubi solleva dei punti di domanda importanti sulla vita dei protagonisti e, di riflesso, anche su quella dei lettori. Cosa non si farebbe, per il bene del proprio migliore amico? A partire dal tema principale dell’amicizia si innestano tutta una serie di tematiche: infatti, MacHale compie un interessante viaggio nei sogni cercando di coniugare la vita, la morte, l’aldilà, il sogno/l’incubo e i rapporti umani. Questi grandi temi della letteratura, che sono stati oggetto di storie di grandi e piccoli autori per secoli e secoli, non sono sfuggiti allo scrittore americano, che ne La biblioteca degli incubi ne fa un delicato ed equilibrato composto alchemico.
Durante la lettura, si ha come l’impressione che La biblioteca degli incubi esponga la visione che l’autore ha in mente di inferno e paradiso. Nel titolo originale, il richiamo a Morfeo – richiamo purtroppo perso nella traduzione italiana – lascia intuire subito il collegamento che si cerca di creare fra i sogni e i fantasmi che irrompono tanto negli incubi quanto nella realtà.
Presenze che ci sono, ma non si vedono, e che, proprio per questo motivo, fanno paura. E se la strada di Morfeo è una metafora della strada dei sogni, è altrettanto interessante pensare che qui MacHale proponga anche la sua personale visione dell’aldilà: un lungo cammino di sonno. Man mano che si prosegue la lettura, soprattutto nei due seguiti non tradotti, tutto questo viene naturalmente approfondito nello svolgersi della trama.
Interessante da notare è il cambio di punto di vista nel prosieguo della storia. Nel primo libro della trilogia, infatti, il lettore veste i panni di Marshall Seaver; nel secondo, invece, chi legge si trova catapultato in una prospettiva tutta nuova, vivendo gli eventi dal punto di vista del migliore amico di Marsh. Un bel twist, inaspettato, e che aiuterà a fare luce sul mistero degli incubi vaganti.
Incubi che lasciano il segno

Una nota particolare la riserviamo alla figura dello Scavatombe, un incubo che prende vita da un disegno del protagonista della storia. Un personaggio non scontato e che, per come è descritto, non può che richiamare la figura della Nera Mietitrice. Non finisce qui, perché lo Scavatombe rappresenta anche quell’insensatezza tipica degli incubi e, infatti, non possiede la caratteristica che contraddistingue la Morte personificata, ossia il senso del “dovere” e il senso della “giustizia”. Lo Scavatombe è un incubo impazzito sfuggito al suo sognatore, ed è per questo che genera così tanta inquietudine.
I fantasmi non esistono. Forse.
Ne La biblioteca degli incubi si crea un meraviglioso ossimoro, dove l’attività onirica dei viventi, così vivace e vitale, diventa il paradossale controcanto della morte: il “sogno eterno” è ciò che tiene in vita i morti, trasformandoli in fantasmi. Questi spettri della memoria, così umani e così profondamente vivi nella narrazione di MacHale, diventano simbolo e riscatto della vita ultraterrena. Essi sono “vivi” perché sono sulla “strada dei sogni”, perché tramite il sogno essi possono entrare in contatto con i viventi, manifestarsi, diventare reali.
La biblioteca degli incubi è, in definitiva, una lettura che vale la pena di recuperare. Un bel brivido lungo la schiena, per prepararsi ad Halloween.
