Prima dell’avvento di internet negli anni ’90, la televisione era il mass media più capillare e pervasivo di sempre. Ancora oggi è il mezzo principale con cui l’umanità si svaga nel tempo libero. Araldo della globalizzazione, ha cambiato il mondo. Facciamo un salto indietro nel tempo e ripercorriamo le tappe più importanti della storia della televisione italiana.
Ci sia la luce: una gestazione travagliata
1939. Nella città di Torino un ente pubblico da’ inizio alle prime trasmissioni sperimentali. È l’EIAR, Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche. Qualche tempo più tardi sarebbe divenuto la Rai. In quell’anno cerca di utilizzare una tecnologia tedesca per trasmettere immagini in movimento. L’idea era stata introdotta per la primissima volta nel 1925 dall’inventore scozzese John Logie Baird.

1940. Compaiono antenne di ricezione a Roma, Milano, Torino. Seguono le prime trasmissioni con presentatori, canzoni e balletti. Tuttavia l’entrata in guerra blocca tutto. Prima i bombardamenti distruggono gli archivi in cui si conservavano le pellicole, i documenti e le sceneggiature. Poi l’esercito tedesco smantella e sposta in Germania tutti i materiali di trasmissione. Gli Alleati li recupereranno alla fine della guerra. Quindi, è solo a metà degli anni ’40 che la Rai riprende le proprie trasmissioni sperimentali. Avrebbe continuato per circa 10 anni.
Gli anni del boom: la storia della televisione italiana ha inizio
1954. Viene inaugurato il Programma Nazionale. È il primo canale televisivo ricevibile in Italia. Da’ inizio ai programmi di trasmissioni rivolte al grande pubblico, e con essi alla storia della televisione italiana. In cosa consistevano questi primi programmi? Quiz, telegiornale, servizi sportivi, varietà, sceneggiati. Lo scopo dei dirigenti era quello di educare, informare e divertire. Tra le pietre miliari possiamo ricordare:
– Lascia o raddoppia? – telequiz condotto da Mike Bongiorno;
– il Carosello – primo programma pubblicitario;
– Lo Zecchino d’Oro – festival internazionale della canzone del bambino.

Il televisore in questo periodo è un bene di lusso. È assai comune che la gente si riunisca per seguire gli stessi spettacoli o servizi giornalistici. È un appuntamento collettivo, fuori e dentro la famiglia.
La televisione ha un ruolo fondamentale nell’uniformazione culturale degli italiani. In effetti, il paese era ancora molto frammentato dal punto di vista linguistico. Senza contare il dislivello economico tra nord e sud. La televisione propone un modello di riferimento unico, quello industriale e della grande città, con i propri costumi, linguaggio, valori. Dunque, inizia ad omologare l’immaginario collettivo.

1961. Nasce il Secondo Programma. Non può contare sullo stesso budget del fratello maggiore. A lungo lo si vede come un canale di secondaria importanza. Ciononostante, inaugura nuovi format e lancia nuovi talenti. Ad ogni modo, i televisori diventano più abbordabili e raggiungono anche i meno abbienti. Per alzare il tasso di alfabetizzazione, nasce un programma di insegnamento elementare: Non è mai troppo tardi. Il programma ha grande successo. Inoltre, i collegamenti satellitari internazionali proiettano gli italiani in una dimensione globale. Si ricordi il primo sbarco sulla luna, nel 1969. La televisione consente ormai di partecipare alla storia in diretta.
Storia della scatola magica italiana: un rapido declino
1977. Prime trasmissioni a colori ufficiali. Un ritardo di 10 anni rispetto al resto d’Europa. La causa: timori politici ed economici circa il rimpiazzo dei vecchi televisori in bianco e nero. Intanto, emittenti private propongono contenuti alternativi. Scatta una serie di riforme che portano a un terzo programma nazionale: Rai 3. Le produzioni cinematografiche sono ospitate sempre più spesso sul piccolo schermo.

Anni ’80. La società è cambiata. La televisione sposa definitivamente l’ideale del consumo. Tuttavia, il processo si può dire iniziato molto prima, tra gli anni ’50 e gli anni ’60, in pieno boom economico. I direttori televisivi di questo periodo non hanno alcuna velleità pedagogica. Per loro esistono solo i dati di ascolto e gli investimenti necessari per conquistare il pubblico. Pubblico che si rivela sempre più distratto e desideroso di evasione. Le emittenti nazionali e private sono ben felici di bombardarlo con programmi televisivi mediocri e spettacolari.
Anni ’90. Il degrado continua. Anche la politica e l’informazione diventano spettacolo. E viceversa.
Anni 2000 e oggi. I servizi di streaming on demand (Netflix, Amazon Video, Disney +) e le smart TV cambiano le regole del gioco. La storia della televisione italiana è entrata in una nuova fase. Ci sono nuove tecnologie, nuovi servizi, nuovi gusti, nuovi contenuti. L’offerta è ora illimitata e personalizzabile. Gli italiani preferiscono il parco offerte e le grandi produzioni internazionali a quelle del belpaese. Tranne forse un paio di eccezioni, per esempio Gomorra. Oppure Boris. Una sola cosa non è cambiata: l’assuefazione all’intrattenimento. In Italia, così come nel resto del mondo, non si riesce a farne a meno.

