Recuperare il senso di una filiera editoriale di qualità, (anche) prendendo esempio dai classici esaminati nel libro “Scritti a mano” di Matteo Motolese
Quanti libri escono in Italia? Secondo il rapporto annuale dell’AIE, i libri pubblicati nel 2019 sono stati più di 78.000: un’enormità. E questo senza considerare Amazon, Kobo e le altre oasi del self-publishing, che sfornano titoli a getto continuo. È il ritratto di un’editoria frenetica, malata, che risente da un lato dei meccanismi perversi che la legano alla distribuzione, dall’altro lato della costante fame di novità e di consumo nelle nicchie di quelli che una volta si chiamavano “romanzi di cassetta”.
Difficile immaginare come si possa uscire da un simile circolo vizioso. Lo scossone che l’universo librario ha ricevuto dalla pandemia ha determinato un forte aumento nella diffusione di ebook e di audiobook, nonché varie iniziative a sostegno delle librerie indipendenti, e causerà forse (così si dice da più parti) la chiusura di tante realtà senza spalle abbastanza larghe; ma per recuperare una dimensione del libro più sensata occorrerà un lavoro lungo e consapevole.

Uno sguardo al passato, per ripensare il presente
In un processo del genere è di grande aiuto ripensare ai libri del passato. Ci guida in questo il docente universitario Matteo Motolese che, nel suo Scritti a mano. Otto storie di capolavori italiani da Boccaccio a Eco, ripercorre le fasi di lavorazione di otto testi importanti della nostra letteratura. Dai manoscritti originali, o quantomeno parzialmente originali, si riesce a desumere l’attenzione di quegli autori per il loro lavoro, un senso di completa dedizione che si potrebbe definire quasi spirituale. Si ravvisano la passione, la serietà, l’ostinazione nel voler raggiungere un livello qualitativo, nei contenuti come nella forma, che davvero facesse la differenza (pur senza avere garanzie che così sarebbe stato, cioè senza ovviamente sapere che in effetti quelle opere sarebbero diventate capisaldi della cultura mondiale).
Quello che Motolese riesce a fare è partire da note, correzioni e postille di quegli scrittori così da ricostruire la genesi delle opere in questione e da indagare sulle ragioni che li avevano indotti a compiere determinate scelte; talvolta di natura squisitamente artistica e letteraria, altre volte legate a ideali religiosi, strazi interiori, persecuzioni politiche, cambiamenti linguistici. Se prima conoscevamo (almeno a grandi linee) opere come il Decamerone di Giovanni Boccaccio o il Canzoniere di Francesco Petrarca, ora possiamo sbirciare un po’ anche i loro autori.

Autori con cui fare una nuova conoscenza
Così scopriamo (per esempio) un Leon Battista Alberti orgoglioso e collerico, che detestava l’aristocrazia latinista del suo tempo ed era deciso a fissare una grammatica del volgare; oppure scopriamo un Ludovico Ariosto non solo poeta ma anche amico gentile, che nel 1507 trascorre diversi giorni in compagnia di Isabella d’Este Gonzaga, costretta a letto da una gravidanza a rischio, leggendole parti dell’Orlando Furioso che aveva scritto da poco; o un Galileo Galilei mai pago che, nella sua copia rilegata del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, fa aggiungere mazzetti di pagine bianche su cui sapeva già che avrebbe inserito nuove idee.
O ancora conosciamo un Giacomo Leopardi che riempie gli spazi bianchi a lato della prima stesura delle Operette Morali con un’infinità di note, appunti, variazioni; o un Eugenio Montale che, già famosissimo e insignito del Premio Nobel, continua a scrivere le sue nuove poesie su fogli volanti, su taccuini di scarso valore, su lettere che spedisce a persone care; o un Umberto Eco che organizza in quaderni e cartelline il lavoro preparatorio per Il Nome della Rosa con la precisione di un monaco copista (il paragone è intenzionale), come forma di rispetto per la sua storia e per le tradizioni letterarie a cui quella storia attinge.
Lo stesso rispetto che ogni operatore della filiera editoriale, dagli autori agli stampatori, dovrebbe garantire a quegli oggetti speciali di loro creazione: i libri.

