Approda su Netflix il film inglese che racconta gli scavi di Sutton Hoo e il ritrovamento archeologico della Great Ship Burial, alla fine degli anni Trenta
Avrebbe potuto essere il classico film da “viaggio dell’eroe”: un gruppo di archeologi dilettanti si prende la rivincita contro lo snobismo dell’establishment culturale britannico. Invece è molto di più.
La nave sepolta, film adattato dall’omonimo romanzo di John Preston, per la regia di Simon Stone, racconta la storia di come Basil Brown (Ralph Fiennes), un esperto di scavi archeologici che però non vanta un curriculum di studi tradizionale, viene incaricato da Edith Pretty (Carey Mulligan), una ricca vedova che vive a Sutton Hoo, nel Suffolk, di ispezionare dei tumuli che sorgono sulla sua proprietà e che potrebbero nascondere qualche reperto archeologico interessante. Brown si mette al lavoro e l’importanza della scoperta è superiore a ogni aspettativa, tanto da rivoluzionare tutto ciò che si credeva di sapere sugli abitanti della zona nel VI secolo; il che attira l’attenzione delle autorità e causa un conflitto di competenze nel quale il povero Brown rischia sempre di avere la peggio, non fosse per la solidarietà della signora Pretty che, forte della sua posizione in quanto proprietaria del terreno, tiene duro contro la spocchia degli studiosi arrivati da fuori. Il tutto sotto la minaccia della Seconda Guerra Mondiale, destinata a scoppiare di lì a poco.
Eppure la trama portante, basata sul classico scontro di Davide contro Golia, non è ciò che conta nel film. In primo luogo perché ad essa si agganciano almeno altre due trame fondamentali: la salute fragile di Edith e la situazione matrimoniale della giovane archeologa Peggy (Lily James). Anzi sono trame più che fondamentali, dato che colpiscono i personaggi nella loro dimensione privata e quindi portano lo spettatore a provare forti sentimenti di empatia e partecipazione. In secondo luogo perché ogni trama, grande o piccola che sia, contribuisce a mettere in luce il Tema forte dell’intera pellicola.

Una storia che si dipana su più livelli di significato
Ne La nave sepolta, la vera posta in gioco non è la scoperta archeologica, né lo scontro della passione contro le istituzioni; la posta in gioco si esprime su un altro livello, portandoci a riflettere su qualcosa che va ben oltre una nave funeraria sotterrata in un campo del Suffolk.
Anzi, i livelli sono addirittura due: uno è quello delle piccole storie di ogni persona, collocate nella Storia con la S maiuscola che intorno a loro si svolge e che condiziona il procedere delle loro vite fra gioie, dolori, conflitti e risoluzioni. L’altro è quello della stessa Storia con la S maiuscola, collocata però all’interno della STORIA scritta tutta in maiuscolo, quella che ingloba come nulla fosse perfino eventi ciclopici come le Guerre Mondiali, quella che si dipana lungo i secoli e i millenni, che dà significato alla stessa presenza umana sul pianeta, poiché ha permesso alla memoria dei nostri antenati di giungere fino a noi e permetterà alla nostra memoria di giungere ai nostri discendenti. Come in un viaggio attraverso il Tempo nel quale non siamo granelli di polvere destinati all’oblio, ma parte di un Tutto che, anche attraverso di noi, trova un senso all’esistenza.
Avrebbe potuto essere il classico film da “viaggio dell’eroe”. Invece è molto di più.
