Sulla nascita della casa editrice, rilevante nella storia italiana, Giulio Einaudi raccontava: “Eravamo quattro gatti: c’erano difatti una segretaria, un fattorino, e c’era Leone Ginzburg che abbiamo subito stipendiato, nel marzo ’36, appena uscito dal carcere di Civitavecchia… E circa un anno dopo o poco più anche Cesare Pavese, di ritorno dal confino, fu stipendiato, anche se all’inizio non ne voleva sapere”.
La casa editrice, fondata nel 1933 a Torino da un gruppo di allievi del liceo D’Azeglio: Giulio Einaudi era il più giovane tra loro
È uno struzzo, quello di Einaudi,
che non ha mai messo la testa sotto la sabbiaNorberto Bobbio
Così si legge sul sito della casa editrice fondata da Giulio Einaudi nel 1933. I valori della cultura, della libertà e dell’impegno civile sono alla base del progetto culturale a cui diede vita insieme ad alcuni amici, allievi del liceo classico D’Azeglio.
Il leggendario struzzo della collana Einaudi Tascabili
Il logo della struzzo fu ereditato dalla rivista La Cultura, di cui Giulio Einaudi fu l’ultimo editore. Il regime fascista la soppresse nel 1935. Non tutti sanno che l’ormai celebre struzzo, presente oggi come logo nella collana Einaudi Tascabili, è stato disegnato da Pablo Picasso, il quale lo donò a Giulio Einaudi nel 1951, in occasione di una visita dell’editore nella sua residenza di Antibes (in Costa Azzurra).
Lo struzzo era presente tra le immagini che Picasso stava realizzando, al tempo, per delle illustrazioni di storia naturale, a cura delle edizioni francesi di Georges-Louis Leclerc de Buffon. L’apprezzamento espresso da Einaudi per quel disegno gli valse il regalo della versione originale.

La storia delle edizioni Einaudi
Tra i fondatori del marchio editoriale, Giulio Einaudi rappresentava l’indiscussa anima imprenditoriale. Leone Ginzburg, invece, assunse l’incarico di direttore editoriale. Una vera e propria vocazione, per colui che oggi viene ricordato come “l’intellettuale antifascista”. Allo stesso modo in cui lo erano anche la militanza politica e lo studio. Einaudi si basa dunque, sin dall’inizio della sua storia, su un forte legame tra politica e cultura.
L’impronta saggistica della casa editrice di Giulio Einaudi
Le prime collane che la casa editrice Einaudi stilò furono la «Biblioteca di cultura storica» e i «Saggi», presenti ancora oggi. Dopo la morte di Leone Ginzburg, torturato e ucciso dai nazisti nel 1944, il viaggio delle edizioni Einaudi prosegue con Elio Vittorini e Cesare Pavese. La pubblicazione dei saggi scritti da Antonio Gramsci sono una testimonianza della linea intellettuale, tesa verso la libertà e l’antifascismo. Pavese diversifica la produzione saggistica, inserendo in collana anche trattati di antropologia e di psicanalisi. Einaudi diventa in seguito un punto di riferimento importante anche per la narrativa italiana e straniera.
Nuovi talenti e approfondimenti culturali
L’ambizione di scoprire nuovi talenti letterari, unita all’importanza della riflessione culturale e politica, costituiscono i due binari portanti della casa editrice Einaudi.
La storia della casa editrice fondata da Giulio Einaudi fa parte della storia stessa dell’Italia e in particolare della città di Torino la quale, oggi come ieri, è un vivido tassello culturale della penisola. Einaudi è stata, fin dalle origini, un forte strumento di diffusione culturale, emblema della libertà di stampa e del diritto all’informazione. Un esempio di integrità morale e di coerenza intellettuale. La storia delle edizioni Einaudi passa anche attraverso crisi finanziarie e rivisitazioni del piano editoriale: viene dato spazio alla cultura underground, alla narrativa straniera, alle collane di tendenza e alle discussioni culturali sugli sviluppi delle civiltà contemporanee.
L’affermazione del principio della religione della libertà di Giulio Einaudi
Per farsi un’idea più chiara della mission portata avanti oggi dalla casa editrice, è utile – oltreché molto interessante – documentarsi sulla sua storia. Un progetto che ha quasi cento anni, e che ha radici ben salde.
È a questo principio della “religione della libertà” che ancor oggi la casa editrice si richiama, ben sapendo che i vari libri che essa pubblica sono al servizio di un sapere unitario e molteplice, ben sapendo che ogni libro si integra agli altri suoi libri, ben sapendo che senza questa integrazione, questa compenetrazione dialettica si rompe un filo invisibile che lega ogni libro all’altro, si interrompe un circuito, anch’esso invisibile, che solo dà significato a una casa editrice di cultura, il circuito della libertà.
Giulio Einaudi (tratto dal sito della casa editrice)
